Qualità e organizzazione: il metodo 5S

Per ottenere risultati soddisfacenti offrire prodotti e servizi di qualità è il presupposto fondamentale.

Ciò è possibile garantendo standard elevati che permettano un mantenimento e una crescita nel corso del tempo. 

 

 

Tutto questo è essenziale per l’operato di qualsiasi impresa, ma non sufficiente.

Una volta raggiunto un determinato livello in termini di prestazioni e risultati è fondamentale un lavoro costante. Non a caso, in relazione a tale tema, subentra il concetto di Kaizen

Kaizen è una parola giapponese composta da due termini: KAI che significa cambiamento e ZEN, ovvero buono, e sta a significare un processo di miglioramento continuo. Coniato da Masaaki Imai in ambito del business, viene spesso associato alla filosofia della celebre casa automobilistica il cui modello industriale influenzò un’intera epoca. L’elemento peculiare di tale concezione sta nell’idea di rinnovamento come un processo graduale, a piccoli passi che viene portato avanti ogni giorno. In base al contesto in cui è collocato assume valenze diverse, calato nella microeconomia aziendale viene spesso associato ai sistemi di gestione della qualità.

La qualità non è casuale, ma frutto di azioni mirate e attuate con obiettivi precisi e coerenti.

Con quest’intento Fondital ha scelto di adottare, tra le molte a disposizione, una procedura conosciuta come modello 5S.

Semplice modalità costituita da cinque principi metodologici fondamentali:

  • Scegliere e separare -Seiri
  • Sistemare e organizzare -Selton
  • Controllare l’ordine -Seison
  • Standardizzare e migliorare -Seilketsu
  • Sostenere nel tempo -Shitsuke

I cinque punti devono essere eseguiti in maniera sequenziale e continua.

In riferimento al primo step, scegliere e separare, si fa riferimento all’organizzazione della propria postazione di lavoro che deve essere composta dall’essenziale per portare a termine la propria mansione. In questo senso si fa riferimento agli oggetti utilizzati concretamente dai soggetti e valutati in base alla frequenza d’uso e alla qualità degli stessi. La sfida dunque sta nel distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è.

Sulla base di quelli selezionati subentra la seconda fase che consiste, per l’appunto, nell’organizzarli e sistemarli. In questo modo è possibile identificarli facilmente evitando sprechi di tempo e permettendo una linearità e fluidità delle attività produttive.

La terza fase è invece volta a riconoscere la responsabilità individuale di ciascuno, nessuno è quindi esonerato dal compito di adempiere a questi principi in prima persona garantendo per il proprio operato.

Per quanto riguarda la standardizzazione, diviene il risultato delle fasi precedenti al fine di renderle un’abitudine quotidiana assicurando un mantenimento e crescita costante. Infine il processo si conclude con la necessità di sostenere tutte le diverse fasi nel corso del tempo in modo che diventino una consuetudine condivisa da tutti. 

L’attuazione di tali indicazioni senza dubbio potrebbe essere frenata da varie resistenze dovute alla concezione della materia come una perdita di tempo poco importante per l’operato dell’azienda.

Superare questo tipo di pregiudizi è però essenziale per poter ottenere i benefici auspicati come rendere il proprio posto di lavoro più piacevole, stimolare una maggiore soddisfazione e partecipazione, cogliere input più creativi.

Ciò che emerge da questa metodologia è l’importanza conferita non solo alla qualità ma ad un impegno costante e progressivo che non termina con il raggiungimento di un buon risultato, ma che definisce questo stesso traguardo come punto di partenza per crescere e migliorare sempre più. 

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